Vasaloppet 2014

Eccoci a dover dare un commento a un’esperienza che è stata molto intensa sia dal punto di vista fisico che mentale: farò, quindi, del mio meglio per dare un’idea di massima di come sono stati vissuti questi giorni di trasferta in Svezia.
Iniziando dalla gara, mi ero preparato per una fatica del genere, ma quando a 20 chilometri dalla fine iniziano gli strappettini e sotto gli sci non c’è più niente che tenga diventa dura, ma, in compenso, si ha a portata di mano il traguardo e l’obiettivo tanto desiderato e quindi si affrontano queste piccole salite a doppia spinta, senza pensare che così l’autonomia diminuirà.
Per andare con ordine: alla partenza avevo come unico obiettivo quello di rimanere in piedi, non rompere sci o bastoni e scappare dalle 15000 persone che avevo dietro...il ritmo sulla prima salita da 3 km era più alto di quello che pensavo di avere, ma non avevo scelta visto il fiume di persone che spingevano dietro di me.
Un altro momento di crisi è stato tra i 40 e i 50 km: gli sci iniziavano a non tenere più e la testa si chiedeva perché dovessi fare una maratona a partire da quel momento. Fortunatamente i rifornimenti ben cadenzati mi hanno aiutato a avere obiettivi più vicini e a mantenere regolare l’alimentazione.
Per diversi km durante la gara mi sono proprio divertito: quando c’era un bel trenino da seguire, quando la pista si snodava tra abeti carichi di neve appena caduta, oppure quando si faceva il conto alla rovescia verso l’arrivo. Poi non c’è stato altro spazio che per una grande soddisfazione quando ho realizzato di aver tagliato il traguardo in 5 ore e 10 minuti, in 822esima posizione e con una medaglia al collo per averci messo meno del 50% in più del primo che quest’anno ha concluso in 4h14 su un tracciato abbastanza lento.
Ora non c’è che leccarsi le ferite, recuperare il più velocemente possibile in vista dei prossimi appuntamenti, e soprattutto cercare un altro obiettivo così ambizioso da dover raggiungere.

Luca